Quattro inganni: un ciclo di educazione ambientale tra boschi e percezione
Quando camminiamo in un bosco, crediamo di vederlo. Eppure quello che percepiamo è sempre una versione parziale, filtrata, semplificata di ciò che esiste davvero intorno a noi. Non perché siamo distratti o superficiali, ma perché il nostro corpo e la nostra mente funzionano così: selezionano, velocizzano, semplificano. Lo fanno per aiutarci. E in questo, a volte, ci ingannano.
Da questa riflessione nasce un ciclo di quattro escursioni scolastiche per classi di scuola media e superiore, dedicate al rapporto tra percezione umana e ambiente naturale. Ogni escursione esplora uno degli inganni attraverso cui tendiamo a osservare — e fraintendere — il mondo naturale.
I quattro inganni
Il primo è la vista: il senso dominante con cui leggiamo il mondo privilegia ciò che è grande, vicino e già conosciuto. Tutto il resto (il suolo sotto i nostri piedi, i suoni, gli odori, il mondo microbico) resta sullo sfondo o scompare del tutto.
Il secondo è il tempo: viviamo immersi nel tempo umano, fatto di giorni e stagioni, ma il territorio intorno a noi racconta una storia di milioni di anni. Quella storia è scritta nelle rocce, nel suolo, nella forma delle colline. Imparare a leggerla cambia il modo in cui guardiamo il paesaggio e le nostre responsabilità verso di esso.
Il terzo è la semplificazione: la nostra mente divide ciò che in natura è connesso. Studiamo per materie, gestiamo per competenze separate, interveniamo per settori distinti. Ma un ecosistema non conosce confini disciplinari. Quando spezziamo i collegamenti, perdiamo la capacità di vedere le conseguenze delle nostre azioni.
Il quarto è l’autoreferenzialità: osserviamo il mondo naturale sempre attraverso una lente umana, che proietta i nostri valori, le nostre emozioni, le nostre categorie su sistemi che seguono logiche completamente diverse. Il cinghiale che “invade” la città, il lupo “cattivo”, il fiume “nemico” sono tutte proiezioni. La realtà è più complessa, e più interessante.
Un percorso esperienziale
Ogni escursione segue una struttura precisa:
- un’attività esperienziale che permette di sentire l’inganno prima di comprenderlo,
- una rielaborazione guidata in cui i ragazzi costruiscono i concetti partendo dalla propria esperienza,
- e un momento finale di tensione (una domanda aperta, un’intenzione personale, un gesto simbolico) che trasforma la consapevolezza in qualcosa di concreto e portabile nel quotidiano.
Si cammina nel silenzio, si scava il suolo, si ascolta il territorio attraverso suoni non umani, si analizza un caso reale di gestione ambientale con occhi diversi.
Il diario dell’escursione accompagna ogni ragazzo lungo il percorso, uno strumento di lavoro e di memoria che resta anche dopo il ritorno in classe.
Perché farlo in natura
L’ambiente naturale non è solo un contesto piacevole per queste attività. È lo strumento didattico principale. Un bosco laziale, con le sue rocce vulcaniche, il suo suolo ricco di vita invisibile, le sue specie animali e vegetali interconnesse, è già di per sé una risposta agli inganni che stiamo esplorando. Non c’è bisogno di spiegare la complessità degli ecosistemi: basta imparare a guardarla.
E quando i ragazzi, alla fine di una giornata passata tra boschi e sentieri, dicono — come capita — “oggi abbiamo fatto tutte le materie”, significa che qualcosa di importante è successo.
Il ciclo è rivolto a classi di scuola media e superiore, e si svolge in parchi urbani, riserve naturali e aree preappenniniche del territorio laziale. Per informazioni e collaborazioni, scrivimi.
